giacomo ricci

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Muri d'autore


 

 

 

Fiordo di Furore , Spandituro, settembre 2001

 

quando il treno giungerà a Furore

 

 

Le opere di Giacomo Ricci richiedono un coinvolgimento ed una capacità di lettura profonda che, sulle prime, incute un po' di soggezione.


Il quadro sopra riportato rappresenta il Fiordo. Intanto bisogna rendersi conto della straordinaria pazienza, lenticolare, maniacale con la quale queste opere sono costruite.
Una tecnica che in francese si chiama tachisme. E cioè puntinatura. Bisogna dunque rendersi conto delle migliaia di piccoli tratti che sono, ad esempio, soltanto nel fumo della locomotiva.


Il titolo d'altro canto è tutto un programma: "quando il treno arriverà a Furore", cioè mai.
Comprendiamo subito che si tratta di un atto infantile perpetrato con la lucida consapevolezza di adulto per sfuggire alle ristrettezze della realtà. Anche l'icona che rappresenta il treno è una locomotiva di vecchi tempi, ma soprattutto ci suggerisce la consistenza di un giocattolo di legno quelli che da piccoli tiravamo con un pezzo di spago.


In queste opere non c'è soltanto il recupero della fantasia infantile ma anche del patrimonio oggettuale che la sostanziava.
Ciò che colpisce ancora di questo quadro è la sapienza esecutiva del rilievo del Fiordo e del Borgo dei pescatori al suo interno.


Alcune considerazioni sulla tecnica ci fanno intendere come anche su valori monocromatici si possano creare molteplici livelli di profondità, ottenuti con la densità maggiore o minore degli strati di reticoli puntinati; in questa maniera, nonostante la classica durezza della penna, è possibile ricostruire-suggerire il senso della plasticità dei corpi e dei volumi.
Altro gioco è l'inserimento di un manichino- dichiaratamente fuori scala - che suggerisce la presenza lontana dell'uomo, un'allusione a qualche possibile presenza umana che, però, non è dato rilevare.

Nino D'antonio

(dalla presentazione allo Spandituro del Fiordo di Furore - 3 settembre 2001)

 


 

Come dipingere un murale se si è sempre disegnato su carta

di Giacomo Ricci


   

 

Era proprio il mio caso: grafico e disegnatore, poco avvezzo alla grande dimensione di un muro ed alle difficoltà di disegnare "grande", fuori dal mio universo fatto di piccoli tratti e punti che si sovrappongono in numerose texture fino a raggiungere l'effetto di corporeità voluto.

Ho tracciato numerose prove a matita, a china, a penna, con pastelli ed acquerelli. Ero sempre lontano dalla sicurezza che mi era necessaria per tracciare direttamente su muro quanto avevo in mente.

Allora ho seguito un'altra strada: se io non mi sentivo di andare dal muro, il muro sarebbe venuto da me e si sarebbe comodamente sdraiato sul mio tavolo di lavoro. Così decisi che avrei adoperato un pannello di bachelite e vi avrei lavorato sopra come se si trattasse di un normale foglio di carta. E' del tutto ovvio che è necessario stendere in pulito, con le misure esatte, un bozzetto di quello che si intende fare e poi tracciare a matita lo schema sul pannello.

 

 

 

Naturalmente, per realizzare il pezzo di borgo da adagiare sul tavolo in legno, ho fatto un rilievo a vista abbastanza dettagliato anche se solo dal punto di vista qualitativo, organizzato, cioè, sulla restituzione delle proporzioni rilevate a vista e non in base a misure precise.

 

 

 

Ciò fatto e, soprattutto, pianificando attentamente le operazioni da compiere (colori, campiture, tratti verticali ed orizzontali, aree da eseguire a spruzzo e aree da eseguire a pennello), il lavoro s'è presentato meno complesso di quanto m'aspettassi.